La Depressione!
Il grande male del nostro tempo... essa è quel grande buco nero che cancella ogni desiderio alla vita.
Essa è dentro di noi e spegne ogni fiamma interiore senza saziarsi mai!
E noi come delfini arenati sulla spiaggia non sappiamo come fuggire, nè come colmarla... Così bravo a scappare dalla morte corporale, l'uomo moderno si rende finalmente conto che essa lo ha ritrovato in un altro modo: giacchè cos'è, in fondo, la mancanza di vita se non una continua e infinita esperienza di morte?
In appoggio alla condizione maschile
Ti dimostrerò a chi esser più fedele:
La Morte è donna,ch'a volerla non ti vuol.
ma sì! Fuggendo ti cercherà il nero duol...
Amala!
Cercando nel cuore, con violento furore:
Quest'è la ballata di Morte e Amore.
Leggiadra la nostra nave veleggiando sta
abbandonati l'argini sul fiume-vita.
Voi che ci osservate, d'invidia asciutti,
non create dighe. Noi passiamo intatti!
L'uomo è infinito.
Tu non puoi conoscere ora la tua sorte:
Quest'è la ballata di Amore e Morte.
Questo secolo è stato il secolo dei NEO: neo-umanisti, neo-realisti, neo-illuministi, neo-romantici, neo-futuristi, neo-chi-più-ne-ha-più-ne-metta.
Com'è possibile che questo sia il risultato di una società che sbandiera ad ogni secondo, ogni attimo, di essere fondata sulla libertà di pensiero?
Com'è possibile che su ogni banda di frequenze veniamo martoriati continuamente con l'idea che tutto ciò che ci circonda è esattamente il prodotto delle nostre volontà, e invece siamo così spenti interiormente?
La verità è che il nostro tempo può essere facilmente paragonato al tempo della Roma Repubblicana (sia pre-cesariana che post-cesariana): un momento di quasi totale incapacità creativa, che ha visto la sua fine solo con la nascita del "Periodo Aureo" con l'Impero di Augusto.
Per quanto alle nostre menti educate da una matrice culturale che ci vuole convincere esattamente del contrario possa sembrare paradossale, se rileggiamo la storia all'indietro noteremo facilmente come col diminuire della libertà politica aumenti invece quasi esponenzialmente la creatività culturale.
Per capire bene il perchè di questo bisogna analizzare da vicino cosa sia questa libertà politica, che assume altrimenti il termine di "democrazia": nell'accezione più moderna coincide con la possibilità per ogni individuo di scegliere in una gamma di possibilità quello che più ci rappresenta; ma da dove nasce questa gamma di possibilità? L'idea che ci viene comunemente presentata è che anche questa venga, più o meno direttamente, da noi. Potremmo allora dire che l'avvento di questa cosiddetta "democrazia" sarebbe il prodotto inevitabile di un processo inconscio innescato dall'uomo, atto a fare affiorare la verità che noi tutti (senza nemmeno saperlo!) desideriamo.
La visione che vi sarete fatti finora sarebbe quella di un insieme di persone che allegramente partoriscono idee come fossero bambini e poi le confrontano liberamente finendo per trovare la figata ultima in una allegra sborata di gruppo... sbaglio?
Proviamo ad analizzare il sistema all'arrovescio: se dietro questo processo inconscio si rivelasse una volontà assolutamente conscia, la realtà sarebbe che noi non facciamo altro che propinare a questa volontà le nostre decisioni in un sistema di aut-aut molto sottile, volto a smembrare il nostro spirito interiore inteso come capacita di volere: ogni nostro pensiero viene analizzato per capire cosa vogliamo, e poi racchiuso in sistemi di pensiero, partiti politici e ricerche di mercato.
Questo gioco si rivela in tutto un insieme di aspetti della nostra società: dal sistema elettorale al sistema di marketing (la cui vicinanza oggi è ormai palese), dal piccolo di 6 anni costretto a inquadrare il proprio pensiero nel "temino sul papà" alla tesi universitaria su Freud.(Ci manca soltanto che si chieda la tesi universitaria direttamente al bambino, magari del tipo: "tema del giorno: uccideresti tuo padre?")
Racchiudendo cosi tutte le nostre primigenie (e non) tensioni vitali in un sistema di schemi senza altra via d'uscita che nello scambio di informazioni, il sistema procede allo smembramento: si smembra la società, e poi così l'individuo.
Ecco qui il segreto della nostra morte culturale. Per produrre qualcosa abbiamo bisogno di una consistenza interiore, di una capacità di conservare noi stessi e avere quindi un percorso necessariamente non logico nella nostra esistenza. Ma questo non lo possiamo fare: perennemente connessi, immettiamo come macchine migliaia di uno e zeri sulla rete costringendoci a scambiare messaggi con l'esterno in ambo i sensi, anche quando questo per noi diventa troppo... A volte addirittura non riusciamo più a sostenere il peso di tutto questo: o ci suicidiamo, o diventiamo pazzi, o diventiamo parte integrante e vivente della rete, e allora ne diventiamo gli agenti: affamati di vita andiamo a caccia di nuove essenze da potere fare a pezzi, sperando così di lenire il nostro dolore. Pensate veramente che sia un puro caso lo scoppio di casi di pedofilia nella società moderna???
Esiste il creatore, ed esiste chi valuta la creazione.
Un uomo che crea e valuta è qualcosa di complicato. Se sa distinguere momento creativo e valutativo allora è un uomo che crea e valuta, altrimenti è un critico d'arte.
Il risultato del maschilismo è aver reso le donne prostitute. E' ovvio: se le donne finora non hanno avuto altro modo di avere peso in società che dipendendo dai maschi(e dal loro giudizio), piacere presso di loro è stata anche l'unica fonte di potere per chi aveva la sventura (si fa per dire) di nascere femmina.
Purtroppo però, com'è legge di natura al cuore non si comanda. E così le donne si sposano uomini ricchi, per trovarsi amanti più giovani, belli e magari un pò artisti...
Non è assolutamente vero che finora hanno dominato i maschi. Finora hanno dominato uomini razionali che inseguivano donne idealizzate, facendosi comandare a bacchetta dai loro capricci. Un pò come Orlando che insegue Angelica... Peccato che lei se ne va con Medoro.